STORIA

L’edificio oggi noto come “Cinema Teatro Capitan Bovo”, risulta storicamente già attestato, nel suo impianto planimetrico della mappa del Catasto Napoleonico del 1814. Prima di questa data l’edificio compare anche in un disegno redatto da Luigi Trezza del 1788, conservato presso l’Archivio Parrocchiale di Isola della Scala. In tale cartografia l’immobile è evidenziato come “Magazzino per la raccolta dei Beni di Decima”. Nel corso del primo Novecento la Parrocchia decise di trasformare il magazzino in Cinema Teatro, che venne inaugurato agli inizi del 1931. L’operazione edilizia consistette nel rinnovo della facciata e nell’adeguamento degli interni, mantenendo sostanzialmente intatti i muri perimetrali della struttura settecentesca. Il Cinema Teatro fu dedicato alla memoria dell’isolano Capitan Luigi Bovo, scomparso due anni prima e distintosi in alcune azioni militari durante il conflitto del ’15-’18 e per l’impegno profuso in molte attività benefiche. Un ulteriore intervento di ammodernamento ed adeguamento venne realizzato agli inizi degli anni sessanta. In tale occasione, oltre all’ammodernamento della sala interna, che venne dotata di loggione, si aggiornò anche il prospetto principale, addossando all’antico frontale un avancorpo caratterizzato da una struttura in cemento e vetro La chiusura definitiva avvenne nel 1985. Nel 2004 a quasi vent’anni dalla chiusura è stato completato un nuovo intervento di ammodernamento ed adeguamento tecnologico dell’edificio. I lavori hanno seguito criteri di sobrietà ad eccezione della facciata che per motivi di decoro e di impatto ambientale è stata totalmente rinnovata. Sono state conservate le strutture murarie esistenti e l’assetto interno con platea e loggione superiore per un totale di 339 posti a sedere. Nuovo l’impianto di climatizzazione con riscaldamento e raffreddamento, nuovi gli arredi di finitura di soffitto, pavimenti e pareti oltre ad una scala superiore. Il palcoscenico è stato rinnovato ed attrezzato anche per ospitare spettacoli teatrali.

2013 quasi altri vent’anni